L’importanza di essere choosy

fornero choosy

Volevo evitarti l’ennesimo post sulla questione “choosy”, ma alla fine ci sono cascato.

La mia versione.

Immagino ‘sta donna che ha studiato e si ritrova a fare il ministro del lavoro.

Credo che aggiustare il mondo del lavoro italiano fatto di irrazionalità e corruzione sia uno dei compiti più ingrati di questa terra.

Comunque questa ci prova.

Dice delle cose, tral’altro condivisibili, ma lascia stare quello che dice.

Poniamo questa tipa dica “Elefante rosa”; non m’importa il contenuto delle sue parole.

Neanche della sciagurata banalizzazione della rete: qui, qui e qui.

fornero choosy

Ciò che mi disturba è l’attaccamento morboso e costante di un intero popolo che gioca a nascondersi dalle responsabilità e a punire severamente chi se le prende.

Questo è un atteggiamento anti-futuro, anti-società, anti-tutto.

L’intolleranza verso qualunque mossa faccia il capro espiatorio di turno è segno di un nervo scoperto che nessuno ha voglia né di comprendere né di risolvere.

Giovani accontentatevi! E giù con le mazzate.

Giovani fate quello che volete! E giù con le mazzate.

Un milione di posti di lavoro! Applausi a scena aperta.

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7 Comments on "L’importanza di essere choosy"

  1. Massimiliano Crociatelli says:

    Caro Luca,
    purtroppo la teoria dei tre cerchi magici ce lo insegna: la gente ragiona partendo da cosa vuole, poi si chiede come ottenerlo e solo alle fine dice “perchè cavolo sono ridotto così?”.

    Un leader politico che sia mediatico e interessato ai voti e non al bene della nazione purtroppo lo sa e dice “io non voglio vedere i giovani senza lavoro, voglio un milione di posti di lavoro. Ve li darò comeho già fatto per le mie aziende. L’unica cosa da fare per ottenerli è votare con me”. Essenziale tecnica pubblicitaria.

    È come per l’iphone (pensiamo diverso, lo facciamo costruendo tecnologie colorate, si deduce che il nostro prodotto è il migliore e adatto a te): tutti si sentono diversi, e quando poi si scoprono buggerati è troppo tardi: son solo consumatori che si ritrovano con meno soldi e un oggetto in mano di cui si chiedono “…perchè?”

  2. ivan says:

    domanda: non fermiamoci alla “sciagurata banalizzazione della rete”, ok…la questione però che ‘sti ministri tecnici oltre a parlare (in modo spesso inopportuno) non abbiano migliorato minimamente la situazione del paese persiste…e allora ‘sta fornero ste sparate potrebbe pure risparmiarsele, almeno nel mio caso la frustrazione deriva anche da questo

  3. paul says:

    secondo me c’è anche da considerare che molti usano l’essere pignoli come una scusa per non far niente, a parte lamentarsi…o almeno, molte persone che conosco fanno così: “non c’è lavoro per un laureato come me, nella mia città natale, quindi non lavoro” -_-

  4. roxy says:

    Scusa Luca ma partiamo dal presupposto che ‘sta donna , come la chiami tu, non si è affatto ritrovata a fare il ministro del lavoro, ma ha accettato una carica impegnativa, difficile e opportunamente retribuita. Il suo compito è quello di risolvere il problema oggi legato al vivere quotidiano di gran parte del popolo italiano che ha il diritto di esprimere le sue opinioni, o malumori esattamente come te. Il tuo blog è una pagina spensierata su come scegliere uno stile di vita alternativo, è bello e positivo…ma è una tua scelta. Le persone possono anche avere diverse esigenze e responsabilità, civili e sociali, nei confronti anche di terze parti. Quando non puoi più scegliere non sei più libero ma stai subendo un sopruso, e l’elasticità di pensiero e di abitudini non può esimere lo Stato a compiere il proprio dovere nel rispetto delle fasce più deboli. Non è una critica al tuo stile di vita ma una richiesta di comprensione per chi magari giovane non lo è più e si trova a vivere un momento storico e sociale assai amaro… e quindi il suo non andrebbe bollato come attaccamento morboso ad ogni gaffe del politico di turno; mi sembra invece una più che legittima richiesta di giustizia sociale. O forse sei talmente giovane da non comprendere del tutto questo concetto assai importante? poi non è il blog giusto per questo genere di polemica, io avrei resistito ed evitato l’ennesimo post choosy mantenendo invece il tono propositivo e leggero che ogni tanto fa davvero tanto bene al cuore. Ciao

    • admin says:

      Ciao Rosanna, grazie del commento e del tono che usi, mi permetti di capire nuovi punti di vista.
      Sul fatto distinguerei due cose: da un lato l’episodio in sé e dall’altro un problema generale del lavoro in Italia.
      L’intervento del ministro riguarda un atteggiamento che secondo lei è bene tenere da parte di chi non ha mai lavorato prima. Giusto o sbagliato che sia, nessuna delle opinioni dal web è intervenuta nel merito. Si parla invece di quanti posti fissi ha sua figlia e quanti laureati oggi fanno i gelatai. E questo ci porta all’altro problema.
      Come fare a campare con un mercato del lavoro così disastroso?
      È certo compito del ministro affrontare questo problema, ma non può essere una sua responsabilità al 100%. E non so tu, ma io neanche voglio sia così: la responsabilità è, tanto per cominciare, anche mia, visto che contribuisco a rendere il mercato del lavoro così com’è da almeno 30 anni.
      I posti di lavoro non vengono creati da marziani, ma da gente come te e come me. Se abbiamo la fortuna di non dovercene preoccupare perché abbiamo un posto fisso, beh, un inchino a chi c’è riuscito.
      A tutti gli altri che fanno i gelatai e che vorrebbero fare altro: facessero altro.
      E se non riescono in Italia, che ci provino all’estero.
      E se non possono andare all’estero, che aprano la loro azienda.
      Non hanno le condizioni per farlo? Che organizzino una rivoluzione.
      Una parte dei vecchi al potere non aspetta altro.

  5. Giovanni says:

    Like e share immediati (quanto può essere cacofonica la terminolgia web anche con azioni di condivisione :D ).

    Bravo Luca, bravo.

  6. LaAlex says:

    Un post carino ma un po’ provocatorio nei confronti di chi è una situazione di difficoltà…

    P.S.: l’articolo del secondo “qui” di esempio di banalizzazione della rete è, più che altro, un esempio di copia/incolla spudorato della rete dato che lo si ritrova in svariati blog scritto paro paro!

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