Il segreto di Londra

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Londra: un anno e mezzo che mancavi.

Non ti mancavano i zero gradi ad Aprile, la neve orizzontale, i due rubinetti acqua fredda acqua calda, il senso di disgusto al terzo panino, il treno per l’aeroporto a 28 sterline.

Non ti mancavano un mucchio di cose, ora che ci pensi.

Sopratutto non ti mancava il vento gelido che ti stacca il naso mentre aspetti il maledetto autobus; ma proprio in quel momento capisci cosa ti mancava: anzi, non è che ti mancava, è peggio, molto peggio, è il motivo per cui negli ultimi dieci anni ti sei alzato pronto a metterci l’anima e, diavolo, come avevi potuto dimenticarlo.

E certo sarebbe facile adesso dirti cos’è questa benedetta cosa, troppo, troppo facile; così anziché dirlo direttamente ti dico in cosa lo hai visto.

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Lo hai visto nella precisione della portinaia del seminario a cui sei stato, in quella del controllore sul treno, del barista, delle persone che aspettano l’autobus.

Una cosa così complicata da spiegare che forse non è quello, forse è solo difficile ammettere che tu, nella città più solitaria al mondo, non ti senti più solo, ma circondato da gente come te, che certo sarà più stronza e mangerà molto peggio, ma che crede in sé stessa, crede nelle regole, crede in quello che fa, e più in generale: crede.

Il contrario dei giochetti, delle furbate, delle minacce, dei raggiri, della disillusione; ma non è illusione, è realtà, è la cosa più vera e pratica che tu abbia mai conosciuto.

Eccolo, eccolo cos’è che ti mancava, dovevi andare fino a Londra per ritrovarlo, ecco perché eri venuto qui, per ricordarti.

Due anni in Italia e ti eri già dimenticato che il mondo è fatto di uomini che aspettano l’autobus, di notte, al freddo; e nel loro egoismo, nella loro inettitudine, nella loro ignoranza, costruiscono il futuro del mondo.

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Inauguro una serie di racconti di fatti e misfatti che mi sono realmente accaduti in tanti anni di sudata carriera.

Cominciamo.

“Ciao, ho appena letto la tua email, ho visto che ti candidi come web designer…”

“Sì”

“Complimenti per il tuo portfolio.”

“Grazie”

“E dimmi, hai letto l’annuncio? Che ne pensi?”

“Sono interessato.”

“Certo… ehm… ma ti ho preso in un momento strano?”

“No, no, mi dica pure”

“Sì, ecco, se per te va bene potremo vederci per fare due chiacchiere”

“Ok”

“Ecco. Ehm… va bene allora. Quando saresti disponibile?”

“Cazzo.”

“Prego?”

“No, no, scusi, non dicevo a lei”

“Scusa ti sento piano, puoi alzare un po’ la voce?”

“Ehm, no.”

“No?”

“Mi scusi… sa, sono in ufficio”

“Sei in ufficio.”

“Sì.”

“Ma l’annuncio che abbiamo inserito è per una posizione full-time. Tu hai già un altro lavoro?”

“Sì, ecco, beh… volevo chiederle una cosa.”

“Dimmi.”

“Il contratto è a tempo indeterminato?”

“Fammi capire, tu adesso che lavoro stai facendo?”

“Cristo!”

“Pronto?”

“Mi ha visto!”

“Ti ha visto chi? Pronto? Sei ancora lì?”

“Sì, scusadevochiudere, cisentiamodopo staarrivandoilcapo!”

Tu-tu-tu-tu-tu-tu.

Tutti vogliono fare startup

Come dice un mio amico, in Italia non esiste il mercato delle startup; esiste quello di chi ti insegna a fare startup.

Ci teniamo stretta questa patologia secondo cui fare è figo, ma dire cosa fare lo è molto di più.

Così siamo tutti allenatori senza aver mai toccato un pallone, tutti scrittori senza mai aver letto; e tutti startuppari senza aver mai fatto l’imprenditore.

Fortuna che da piccolo soffrivo di insonnia.

Dice: che c’entra.

C’entra, perché curavo l’insonnia calmandomi con erbe, quando invece il mio corpo reclamava: fai.

Poi ho cominciato a fare e improvvisamente l’insonnia è sparita.

Tutto questo per dire che oggi, o meglio entro sera, nasce un nuovo progetto, che la Apple fa un po’ come cavolo gli pare.

Di che si tratta: un’app che ti permette di scoprire gli eventi che stanno accadendo attorno a te. Scansioniamo in pochi secondi portali come Facebook, Meetup, Eventbrite e tanti altri e ti mostriamo quello che c’è da fare.

Due anni fa un’app così non esisteva, e allora andavo in giro a Londra con foto di google maps e fogli strappati in cui avevo scritto la via del posto.

Una volta su cinque sbagliavo.

Come quella in cui, in uno dei soliti incontri di Couchsurfing, non sapevo che un pub avesse lo stesso nome della caserma di fronte.

Beh entrai nella caserma.

Ma questa è un’altra storia.

Da oggi Yoogoin è scaricabile in tutto il mondo.

Se hai voglia di sostenermi vai sul sito di Yoogoin e condividi la pagina. 

Se scarichi l’app e hai un suggerimento, contattami sulla pagina fan.

Al prossimo lunedì.

Un appartamento troppo precario

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