I trentenni e l’incazzatura

Stando un po’ in Italia mi accorgo per la prima volta di questo.

La mia generazione è irrequieta.

Il punto è che ha capito.

I meccanismi della società che fino a qualche anno fa sembravano oscuri. Ora sono chiari.

Teoricamente conosce tutto: problemi e soluzioni. Ma praticamente non riesce a mettere in atto granché.

La gente mi guarda incazzata e dice: te che parli tanto.

Facile parlare, te, dice.

Essere felici, mollare il lavoro e tutte ‘ste menate qua, dice.

Ci pago mica le bollette, dice, con i tuoi principi.

E ci rimango, insomma. Ma tutto sommato è vero. Mi scordo sempre di consegnare la bacchetta magica a fine post.

Allora facciamo così.

Non ho bacchette magiche. Ma dei trucchetti.

Trucchetti di cambiamento e di sopravvivenza alla crisi.

Non funzionano sempre, andrebbero adattati alla situazione personale e potrebbero peggiorare anziché migliorare la propria posizione.

Ma se l’alternativa è l’immobilismo, meglio che niente.

Perché questo Paese cambia se cambiamo noi. E la generazione che può fare qualcosa è proprio la mia.

Cuore da ragazzino, esperienza da adulto.

Comincio alla grande prendendomi una settimana per organizzare le idee.

Mi piacerebbe instaurare un dialogo aperto, quindi se volete dire qualunque cosa in proposito scrivete un commento qui sotto.

Lo sapete già, sì, che il mondo cambia ogni lunedì alle 9 di mattina.

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4 Comments on "I trentenni e l’incazzatura"

  1. Giovanni Canzio says:

    L’immobilismo è proprio la cosa che fa incazzare di più, perché nel capire tutto capisci anche quanto spesso rimani immobile, e sposti – buona – parte dell’incazzatura dal ‘sistema altro’ al ‘sistema te’.

    Hai voglia ad incazzarti!

    Hai ragione, abbiamo capito, forse più di quanto possa aver capito la generazione che ci precede.
    E’ come se fossimo plasmati da un senno di poi innato.

    Il problema è che non riusciamo a fare vero spin-off, almeno parte di noi.
    Capiamo, scomponiamo il problema, abbiamo un inattaccabile sistema ‘soggetto-verbo-complemento’, vediamo la via più breve tra A e B, ma poi….BAM, ci scontriamo con il fare vero, e lì subentra la paura.

    Ora, parlo per me: ho fatto una figlia, sono riuscito a vederla nascere, sostengo il suo sguardo, sono apprezzato nel mio lavoro, che motivo ho di avere paura di altro? Eppure ne abbiamo, ne ho, semplicemente perché è una lotta che percepiamo impari, perché non si tratta di competenza vs competenza, ma di chissàcosa vs qualcuno che ti vuol annullare un gol (citandoti).

    Ma quanto è colpa del mondo esterno e quanto de noantri?

    Personalmente a questa crisi ci credo fino ad un certo punto.
    Non la nego, ma mi rendo conto di come altrove, come ogni cosa, venga plasmata e vissuta dalla cultura che la attraversa, ed essendo noi italiani un po’ masochisti e piagnoni, oltre che spesso pescicani cannibali, ce la stiamo sbattendo sui denti più del dovuto.

    Quest’Italia può cambiare, può tornare ad essere qualcosa di bello come e più di prima se ognuno di noi fa qualcosa di buono per sé stesso.

    Perché non può essere assurdo desiderare VERI contratti a progetto che non siano lavori subordinati mascherati, voler ricominciare a sorridere, ogni tanto, mentre si lavora.
    E infine guadagnare di più, economicamente, professionalmente e umanamente parlando.

    E poi… mi sono stancato di desiderare altri posti non capendo se voglio viaggiare o scappare semplicemente (la seconda mi suonerebbe troppo come cocente sconfitta), perché cacchio alla fine qui ci sono nato, e se un giorno andrò via con la mia famiglia dovrà essere con il sorriso e un po’ di calda e dolce nostalgia.
    E poi, perché non pensare di poter essere felici qui, viaggiando ogni tanto su rotte digitali o reali, facendo collezione di quanto di più bello c’è in giro?

    Intanto mi preparo per il Google Developer Day di Berlino. Che per caso ci si vede lì? :)

    Non so, ho scritto a braccio, e non deve essere dei migliori questo commento, per essere il primo, ma spero di aver contribuito.

    Hasta el trabajo feliz.

    E cmq come sempre complimenti, e come sempre ti stimo per quel che fai e per come lo fai.

  2. Andrea Reginato says:

    Credo molta della gente che dice “ci pago mica le bollette”, in qualche modo, si accontenti o semplicemente non ha avuto quell’esperienza (scelta o non) che in qualche modo da la scossa per cambiare.

  3. Diego says:

    Ti cito & modifico: Ma se l’alternativa è l’immobilismo, meglio l’autodistruzione.

  4. Lyda says:

    L’mmobilismo e l’apatia nn conducono a nulla di positivo,penso com’è ovvio, del resto,ke i più giovani debbano difendere e lottare x i loro diritti e il loro futuro,NN saprei suggerire altre strategie,secondo me è opportuno ke ci sia coesione e solidarietà reciproca x raggiungere una meta, Ly

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