Eccheppalle.

Ma insomma, Luca, eccheppalle.

Scrivi qualcosa di carino, di simpatico, di nuovo, di fresco; scrivi della Juve che vince lo scudetto, dei politici che magna magna, del Nord Europa che non sa cosa sia una lasagna.

Scrivi di tutto, ma non farci la filippica su quanto siamo corrotti e arrivisti, perché tanto, caro Luca, ti abbiamo scoperto mangiare un gelato al Colosseo e tuffarti nelle acque di Acitrezza, dunque chi cavolo sei tu per dirci come essere felici?

Che se ci pensi la risposta è nessuno, e proprio per questo eri certo di trovare tanta più gente che prima di te avesse parlato, cercato e studiato gli argomenti che più ti interessano: sbagliato.

Qualcuno di notte ha installato dei binari e gli altri sono stati più bravi a seguirli; e forse un luogo di nascita meno complicato ti avrebbe dirottato verso una storia diversa.

Ma è proprio grazie alla tua Sicilia che devi l’ossessione per una domanda, una sola, che si trasforma in un lavoro continuo e paziente, fatto di scarti di parole, incontri e lavori; scartare uno per uno gli strati come una pellicina, fino ad arrivare al nocciolo della questione: cosa mi serve per essere felice?

Non un po’, non abbastanza; intendo proprio felice; e certo è una strada tortuosa, fatta di paragoni tra modi di fare, leggi e parole; un continuo gioco delle sette differenze per capire dove sta quello che cerchi.

E zitto zitto tu che non sei nessuno forse una chiave di lettura la stai trovando, grazie alle tue sventure da vagabondo, ai lettori che ti riconoscono per caso a una cena, ai commenti su Facebook e alle email; grazie, fondamentalmente, a tutti.

Ecco, questo post poteva chiamarsi Grazie a tutti per l’aiuto e l’energia che mi mandate; ma vuoi mettere aver cominciato con Eccheppalle, quindi Amen e buon lunedì a tutti, che i lunedì, ormai si sa, sono fatti per cambiare il mondo.

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