E se non dovessi lavorare?

Poniamo per assurdo che tu non debba lavorare.

Niente stress, niente orari, niente capi, niente turni, niente colleghi, niente di niente.

La domanda è: cosa fai? Dove vai? Con chi ti trovi? Cosa dici? Cosa mangi? Che vestiti indossi? Come occupi il tuo tempo?

Dici: ma perché non ti chiedi come tutti cosa fanno stasera in tv? Perché non me la posso permettere.

E poi così puoi capire le differenze tra la tua vita di oggi e quella che desideri.

Da cinque anni mi scontro sistematicamente con questi dubbi, non perché non debba lavorare – ci arriveremo – ma perché ho creato uno strano ecosistema di lavori in remoto, entrate passive, percentuali su progetti e mesi sabbatici.

Che la gente da fuori vede libertàmoneta così invidiata quanto deliberatamente ignorata – e ricordi quelli che con lo sguardo sognante ti suggerivano di scegliere un paese a caso ogni sei mesi.

E invece tu da dentro vedi quello che è in realtà, e cioè che niente stress, niente orari, niente turni, niente colleghi significa tanta, tanta responsabilità: che solo tu sai quello che stai facendo e nessun altro al mondo, e non c’è forza oscura a cui poter dare anche una minima, consolante colpa.

Ogni giorno è un continuo frugare nella corrente d’acqua alla ricerca della pepita d’oro, che se la trovi non sai mai se è falsa e se non la trovi non sai mai se hai sbagliato posto dove cercare.

Hai una vaga idea di quale raro e complesso mondo ti stai perdendo? Forse no ed è giusto così, tu ammiri la beata libertà e io la beata semplicità.

A fine giornata entrambi torneremo a casa, di notte, sul letto, a guardare le stelle.

Forse penseremo cosa saremmo se non dovessimo lavorare.

Cosa fai? Dove vai? Con chi ti trovi? Cosa dici? Cosa mangi? Che vestiti indossi? Come occupi il tuo tempo? Vita di oggi e vita che desideri.

Mi piace pensare che quella sera troveremo le nostre risposte, diventando così uomini migliori.

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4 Comments on "E se non dovessi lavorare?"

  1. Stefano says:

    Bell’articolo!! Grazie :-)

  2. Elle Studios says:

    Spesso mi soffermo sul valore della mia vita e del mio lavoro, un pò come hai fatto tu con questo interessante articolo che invita a riflettere. Le domande sono l’unico stimolo, necessario, nel mentre si va.:-) Ciao.

  3. Andrea Novi says:

    Sono belle le domande che poni, si vede che hai fatto tanta esperienza.
    Penso che il lavoro vero, sia quello su di sè. Il porsi domande, cercare delle risposte, confrontarsi con altri.
    Cosa me ne farei di una vita di rendita, se alla fine perdo me stesso, perdo questi rapporti, perdo le domande?

    “Che giova all’uomo guadagnare tutto il mondo, se poi perde se stesso?”

    Ti auguro di non essere mai tranquillo, mi diceva un mio amico, perché alla fine solo un uomo in movimento è un uomo vivo, il resto è fuffa (questo lo aggiunto io :D )

    Grazie davvero il tuo blog non è per niente banale :D

  4. sele says:

    quanto mi sono ritrovata nelle tue parole, in particolare nel passaggio “…. significa tanta, tanta responsabilità: che solo tu sai quello che stai facendo e nessun altro al mondo, e non c’è forza oscura a cui poter dare anche una minima, consolante colpa ….”
    io ho rischiato di farmi schiacciare dal peso di questa fagocitante responsabilità fino ad arrivare ad odiare il sistema di autonomia professionale che avevo faticosamente creato …. anche se alla fine credo sia l’unico modo in cui potrei davvero “vivere”
    grazie per i tuoi articoli, sempre ricchi di spunti di riflessione e fuori dagli schemi del pensiero “medio”

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