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Parliamo di soldi

5 Jul

Parliamo di soldi

Quando parlo degli stipendi di Londra agli amici italiani la tipica considerazione è: “Vabbè, ma lì si spende molto di più″.
Non ci sono sorprese: la risposta breve è “Sì, è vero”.
La risposta lunga è “parliamo di soldi“.

Spiego.

Web e finanza sono i due settori più importanti di Londra.
La paga oraria di un web designer freelance senior appena arrivato in città, con 4 anni di esperienza, un’inglese intermedio e nessun contatto, insomma quello che ero io 4 mesi fa, è in media 30 sterline l’ora.
Significa 240 sterline al giorno, 4800 sterline circa in un mese.
Parliamo di progetti, mai di contratti.
Parliamo di quello che qui chiamano opportunità, occasioni, intraprendenza, crescita professionale e che in Italia viene comunemente chiamato precariato.

Ma non approfondiamo sul precariato che altrimenti mi agito.

Mi costringo a parlare di soldi invece, ma non solo in termini quantitativi.

Perché se fosse per quello, Milano da sola dovrebbe bastare a risolvere la crisi che sta vivendo l’Italia, visto che i suoi stipendi sono all’altezza di Londra.

Parliamo di soldi e di come questi cambiano la cultura di una città.
La facilità con cui qui si trova lavoro, si contatta, si collabora, è nettamente superiore all’Italia, dove trovi gente più appassionata ma incapace di condividere un progetto, proprio a causa di questa passione che ci fossilizza sulle nostre posizioni e visioni, sulla ricerca del potere personale anziché quello aziendale, sociale, nazionale.

Siamo dei tanti Berlusconi, e ce l’abbiamo con lui solo perché non abbiamo ancora preso il suo posto.

Qui il business non ha nulla a che vedere con la passione.
Col business ci si fa i soldi.
Con i soldi spendi l’impossibile, ma così come escono, magicamente, dall’altra parte entrano.
Qui si lavora, non si parla mai di crisi, e chi lavora bene viene visto come una risorsa preziosissima da strapagare, non lo schiavo da sottomettere.
E questa abitudine a spendere porta le persone a essere più consapevoli di sé stessi, dei propri bisogni, dei propri investimenti.
Insomma un universo così complesso ed evoluto che impiegherà anni, forse decenni per essere compreso dall’Italia.
Dove ancora si combatte per 1000 euro al mese e si fa del politico di turno il capro espiatorio di tutte le nostre colpe.
Amen.

Inspired by:
- 10 giorni italiani tra Palermo e Roma
- 3 anni di ricerca di partner lavorativi a Roma
- tanti articoli come questo
- il disinteresse verso la politica italiana
- la parola “precariato”

I meetup di Londra

15 Apr

I meetup di Londra

Londra vanno molto di moda i meetup, piccole comunità online di persone che si incontrano in tempi e luoghi fisici per fare qualcosa.

Il qualcosa è generalmente un filo conduttore che lega i partecipanti agli incontri: ti piace la pesca, il taglio e cucito, i videogiochi, le passeggiate al parco, il gelato al pistacchio? Per tutto questo (o quasi) c’è un meetup apposta per te, dove potrai trovare persone con i tuoi stessi gusti, passioni, ossessioni e patologie.

Perché questi gruppi sono così popolari a Londra? Facile: città enorme, gente che va e viene continuamente, crisi dei valori come la famiglia e l’amicizia, solitudine.
Ma la vera ciliegina sulla torta è che molti di questi incontri sono a pagamento.

Pagare uno che si fa chiamare “organizzatore di eventi” che ha semplicemente scelto un posto e un orario mi sembra perlomeno discutibile.
Eppure tutti lo fanno.
Anch’io lo faccio.
E il mio motivo personale ce l’ho, ed è: pratico l’inglese e conosco altre culture.

Alla fine anche questo è un servizio.
Anzi, per una manciata di sterline, mi pare quasi quasi economico.

E come un cane che si morde la coda, la solitudine delle persone genera i meetup, che a loro volta generano solitudine: è dura continuare a vedere una persona che hai incontrato in questi eventi al di fuori dal loro contesto.
Perché la maggior parte di loro sono lì alla ricerca forsennata di novità e la tua vita, per quanto possa essere interessante, dopo 5 minuti comincia a puzzare già di vecchio, dopo 10 è molto probabile che il tipo con cui parli stia pensando a quale scusa inventare per chiudere la conversazione e buttarsi nella mischia.

Eppure qualcosa di positivo c’è, ed è l’euforia che trovi in quasi tutti i partecipanti, una gara di approcci, di sguardi, di riuscire a strappare un “Sì, ci rivediamo”, di assaporare per un attimo tante vite così diverse dalla tua, trovare cosa di simile tra te e un cinese che ha magari casualmente scelto la stessa città, lo stesso evento, la stessa serata.

Niente di più grottesco, eppure niente di più affascinante.

Infinite facce, infinite storie. Infinite volte.
Poi torni a casa, e si ricomincia da capo.

Una televisione umana.

Aperitivo business con Upstart Drink

6 Feb

Aperitivo business con Upstart Drink

Ieri serata entusiasmante con i ragazzi di Geek Agenda, tra una salsiccia e una birra abbiamo parlato del prossimo evento di networking firmato appunto UpstartRoma e GeekAgenda, dei nostri obiettivi a lungo termine, dell’università italiana, del futuro dell’innovazione in Italia e ovviamente di tante altre cose che non c’entrano niente e molto meno fighe da scrivere in un blog che vuole parlare di imprenditorialità.

Stavolta si tratta di un aperitivo con annesso speed-meeting, ovvero degli incontri faccia a faccia per un tempo limitato, un gioco che serve ad aumentare le possibilità di conoscere gente all’evento.

Tutti i dettagli dell’evento su www.upstartroma.com.

Spero di vedervi lì!

Vita da dipendente

19 Jan

Vita da dipendente

Per tanto tempo ho creduto che l’unico modo per lavorare fosse quello da dipendente.
Ho passato gli ultimi 5 anni per rimettere a posto tutti i tasselli, per avere una visione del mondo del lavoro più globale e molto, molto dettagliata, contro i 23 di insegnamenti in prospettiva di una vita da dipendente.
Per carità, nulla di male nell’avere una vita così, solo che non è possibile crescere senza sapere quali sono le alternative.
Prendi ad esempio il dipendente.
La figura del dipendente la conosciamo bene quasi tutti, ma una cosa la voglio dire lo stesso: il dipendente ha tutta la mia invidia nell’avere ferie pagate e tredicesima.
Ecco, l’ho detto.
Tanto di cappello per aver riuscito a infinocchiare in modo eclatante gli imprenditori.
Al confronto, quando contratto i miei preventivi con i clienti, sono una pippa.
Ho chiesto in giro sul perché della tredicesima. Mi hanno guardato come se dicessi: perché abbiamo due occhi?
Internet non mi aiuta: mi dice come si calcola, mi dice quando è nata (istituita da Mussolini), basta.
Allora mi sa che è una domanda stupida.
Però a me ’sta storia mi incuriosisce, perché mi pare che siamo sulla stessa linea di stupidità dei pagamenti dopo 30 giorni dall’emissione della fattura; che se per ipotesi tutto il mondo comincia a dare e avere soldi dopo 30 giorni, qualcuno ci avrà pur pensato che è la stessa identica cosa che farlo a 0 giorni? Che converrebbe pagare subito?
Boh, tutto tace.
Nun ci hanno pensato.
Gli unici che potrebbero rimanerci un pochino scontenti son quelli che muoiono prima dei 30 giorni.
Insomma, non so se si è capito ma a me sta tredicesima mi sa tanto di pagliacciata.
Se tanto sti soldi devono esser tirati fuori, perché non durante tutti i mesi dell’anno così uno prende poco di più ma almeno ogni mese?
Che poi uno si fa prendere dall’entusiamo e la butta in regali.
Eppure sento spesso sti discorsi, gli stessi della gente che paga a rate una cosa che potrebbe già pagare, gli stessi che credono che avere i propri soldi in banca ma con i debiti per i prossimi 10 anni sia più sicuro che vivere sul lastrico, finire col culo a terra e dire: cavolo e adesso?
Perché è così che la crisi ci ha lasciato.
Col culo a terra e tutti a dire: cavolo e adesso? E le nostre rate da pagare.