{"id":2284,"date":"2015-12-26T16:36:33","date_gmt":"2015-12-26T16:36:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.viverefreelance.it\/?page_id=2284"},"modified":"2015-12-26T16:36:33","modified_gmt":"2015-12-26T16:36:33","slug":"il-posto-fisso-ormai-e-nel-passato","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.lucapanzarella.it\/illavoroefinito\/il-posto-fisso-ormai-e-nel-passato\/","title":{"rendered":"Il posto fisso? Ormai \u00e8 nel passato"},"content":{"rendered":"<p>Il premier Mario Monti ha bollato il lavoro stabile come monotono. E gi\u00f9 commenti inaciditi su Twitter e Facebook. Ma c&#8217;\u00e8 qualcuno che la pensa diversamente, come Luca Panzarella, autore de Il lavoro \u00e8 finito. Come adattarsi al nuovo scenario?<br \/>\n02 febbraio 2012 di Luca Panzarella<br \/>\nDopo due anni passati all\u2019estero la gente mi chiede: ma fuori c\u2019\u00e8 lavoro? Io rispondo convinto \u201c S\u00ec, certo che c\u2019\u00e8\u201d. E non posso fare a meno di immaginarmi questo lavoro, un\u2019entit\u00e0 con le gambe accavallate in sala d\u2019attesa, che quando arrivi lui si alza e dice: \u201c Piacere, lavoro\u201d. Ma dopo tre mesi che questa storia va avanti ho capito di aver commesso un grave errore.<\/p>\n<p>No, fuori non c\u2019\u00e8 lavoro. O meglio: il lavoro c\u2019era. Ma \u00e8 finito. Ora \u00e8 pi\u00f9 chiaro? Forse no. Allora faccio un passo indietro e cerco di spiegare. Viviamo un periodo difficile. La gente scende in piazza per protestare. Vuole meno tasse, pi\u00f9 soldi, una pensione. Vuole, fondamentalmente, essere felice. Dateci il lavoro, urla. Ma cos\u2019\u00e8 esattamente sto lavoro, mi chiedo.<\/p>\n<p>\u00c8 del tempo speso in cambio di denaro? Una stabilit\u00e0 economica che ti permette di programmare la vita privata? Una ricompensa per il miglioramento sociale a cui contribuisci? Una mazzetta per non farti diventare competitor del tuo capo? Un parcheggio spirituale? Questo dubbio \u00e8 diventato la mia nuova ossessione.<\/p>\n<p>Me lo chiedo quando arrivano dei soldi a fine mese per le campagne pubblicitarie che ho online. Me lo chiedo quando prendo un progetto proveniente da Milano, lo consegno a un project manager belga, lo faccio sviluppare in Sicilia, lo presento a Londra e ricevo un bonifico online. In tutti questi passaggi quand\u2019\u00e8 che posso dire di aver lavorato? Me lo chiedo quando dedico tutto me stesso ai progetti personali per cui non so se ricever\u00f2 mai un soldo. Me lo chiedo quando a Londra faccio una consulenza di user experience design che dura tre settimane e vengo pagato come due mesi in Italia.<br \/>\nE nel mese successivo in cui non lavoro, mi chiedo se persino quello \u00e8 lavoro. Mi chiedo se considerare i vantaggi di scrivere un blog \u2013 notoriet\u00e0, contatti, incontri con i lettori \u2013 allo stesso livello di uno stipendio. Quando parto per una settimana e affitto il mio appartamento per 400 euro la settimana, mi chiedo se quei soldi sono il frutto di un lavoro. All\u2019inizio la mia cultura mi diceva che no, quello che stavo facendo non poteva chiamarsi lavoro. Era un surrogato, un trucchetto con cui non sarei potuto andare avanti per molto. Poi mi sono trasferito a Londra. E cosa scopro? Che la maggior parte delle persone vive cos\u00ec.<\/p>\n<p>Queste persone non sanno cosa sia il risparmio, non sanno cosa sia uno stipendio mensile per avere un futuro facile da determinare. Queste persone &#8211; semplicemente &#8211; non la vogliono una vita cos\u00ec. A Londra ho conosciuto maghi, giocatori di poker con partita iva e l\u2019indimenticabile regina degli appartamenti; ho seguito casi come quello di Willwoosh e di Equal3, del nerd che vende disegni di gattini online, del libro di Tim Ferries. Dei pazzi. Pazzi che avevano trovato un modo unico di vivere il proprio lavoro. Dice: vabb\u00e8 a Londra la gente, si sa, \u00e8 stravagante.<\/p>\n<p>Allora sono andato a San Francisco. E cosa scopro? Che non solo i pazzi esistono anche l\u00ec, ma che c\u2019\u00e8 un intero ecosistema pronto a finanziarli con dei budget che in Italia riusciamo solo a immaginare.<br \/>\nLoro le chiamano startup, ma questa \u00e8 un\u2019altra storia. E ho immaginato una mappa che raccoglie le citt\u00e0 nevralgiche di tutto il mondo fatta da persone che stanno rivoltando il concetto di lavoro, lo stanno facendo proprio e lo esprimono in un modo cos\u00ec affascinante come fosse un\u2019opera d\u2019arte. Cos\u00ec ho smesso di considerare pazza questa gente. Ho ripiegato prima su coraggiosa, poi determinata, ma in realt\u00e0 non andava bene nemmeno cos\u00ec. E finalmente ho capito.<\/p>\n<p>Queste persone sono molto pi\u00f9 banalmente disperate. Sei disperato quando dovresti allinearti al modo comune di fare le cose, ma non ci riesci. Per quanto possa sforzarti, non ce la fai. E allora l\u2019unica soluzione \u00e8 quella crearti il tuo mondo, con le tue regole, la tua visione. C\u2019\u00e8 da dire che parte di queste persone non ce la fa. Non sempre la visione si trasforma in realt\u00e0 e qualcuno rimane intrappolato all\u2019interno dei propri sogni. Per\u00f2, insomma.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il nuovo mondo che ho visto, che osservo compiaciuto. Mi piace pensare che questo movimento stia scardinando di nascosto i principali paradigmi sociali a cui siamo abituati. Arriva Facebook e dice: la privacy non esiste. La gente borbotta un po\u2019, magari fa qualche sciopero. Ma poi alla fine accetta il nuovo paradigma. Cerchi un posto per affittare il tuo cervello otto ore al giorno per i prossimi quarant\u2019anni? Mi spiace, il lavoro \u00e8 finito. Puoi decidere se borbottare anche tu. Magari fare qualche sciopero. E alla fine accettare il nuovo paradigma.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il premier Mario Monti ha bollato il lavoro stabile come monotono. E gi\u00f9 commenti inaciditi su Twitter e Facebook. Ma c&#8217;\u00e8 qualcuno che la pensa diversamente, come Luca Panzarella, autore de Il lavoro \u00e8 finito. Come adattarsi al nuovo scenario? 02 febbraio 2012 di Luca Panzarella Dopo due anni passati all\u2019estero la gente mi chiede:<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lucapanzarella.it\/illavoroefinito\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2284"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lucapanzarella.it\/illavoroefinito\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lucapanzarella.it\/illavoroefinito\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lucapanzarella.it\/illavoroefinito\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lucapanzarella.it\/illavoroefinito\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2284"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lucapanzarella.it\/illavoroefinito\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2284\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lucapanzarella.it\/illavoroefinito\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2284"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}