Vita da location independent

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Il location independent è un essere mistico che non ha una mazza da fare, sonnacchia in riva al mare e pigia di tanto in tanto un tasto del computer.

Almeno questa era l’immagine che avevo prima di esserlo sul serio.
Nella realtà le cose sono leggermente diverse.

Ho scoperto di essere un “location independent” solo quando mi sono scontrato con gli obblighi di tempo e geografici degli amici, o quando sono finito su siti come Nomadi Digitali o addirittura su una guida su come diventare un location independent.

Associo questo argomento al successo avuto da Tim Ferriss col suo “Lavorare 4 ore a settimana“, libro che ho divorato 1 anno fa e che mi ha entusiasmato.

Tutto molto bello. Lavoriamo poco, lavoriamo ovunque.
Yeah.

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Sarei però curioso di sapere quanti dei 188.000 followers di Tim Ferris su twitter conducono una vita del genere. Quanti, tra quelli che comprano manuali e si informano su internet, riescono davvero a diventare indipendenti dal proprio ambiente di lavoro.

Così, a sensazione, direi pochi.

Il successo di questi temi non a caso corrispondono a momenti di crisi economica, in cui le persone si lasciano trasportare da brevi momenti di lucidità convincendosi di poter cambiare radicalmente il proprio modo di vivere, per poi sprofondare nella banale pazzia quotidiana.

E questo succede perché lavorare poco, lavorare ovunque – vi dico un segreto – richiede grande determinazione e sacrificio.

Ma lo so che non mi credete.
State ancora pensando alla tipa in riva al mare della prima foto, dite la verità.
Allora sarò brusco. Perdonatemi.

Ci prendono per il culo.

Concentratevi un attimo sulle due foto e chiedetevi cosa hanno in comune.
Il pc.
È spento.
E lo è per un motivo ben preciso: non so se ve ne siete accorti ma lungo la riva del mare non ci sono prese.

Ma vi vedo ancora scettici. Vi capisco. Volete dei fatti. Allora deciso: vi lascio con il primo problema di un location independent. L’elenco completo nel prossimo articolo.

Il problema “lecca-lecca”
Vai in un centro commerciale di 5 piani nella tua nuova momentanea città. Prendi un nuovo maglione, un giubbotto, una felpa e un poster. Poi vai alla cassa, ti ricordi che non hai spazio in valigia e che lasci la stanza fra due mesi, posi tutto e torni a casa con un lecca-lecca.

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6 Comments on "Vita da location independent"

  1. Saverio says:

    Great! :) )

  2. Diego says:

    Anche io ho letto il libro di Tim Ferris in estate ed anche io l’ho divorato in 3 giorni, trasmette una grande carica e lo consiglio assolutamente a tutti. L’idea di una vita fatta di lavoro-casa e casa-lavoro non mi ha mai entusiasmato ma dopo la lettura di quel libro mi si è accesa davvero l’idea di tentare di progettare una vita un pò inusuale. 4-5 mesi fà ho trovato il tuo blog in conseguenza proprio a quel libro. Tra l’altro seguiamo le stesse persone e gli stessi siti ^_^ (in dicembre ho contattato i ragazzi del sito NomadiDigitali.it). Internet è come un grosso gomitolo di lana ^_^ se parti dallo stesso capo arrivi sempre alla stessa fine

  3. Alberto says:

    Ciao Luca, grazie per la menzione nel tuo articolo, personalmente non sono d’accordo con quello che tu affermi, anche perchè io non amo il libro di Tim Ferris e tanto meno il suo autore e non appartengo assolutamente quella filosofia di pensiero.

    Credo che associare la filosofia di vita da Location Independent o da Nomade Digitale, al fatto di lavorare 4 ore alla settimana applicando la formula di Pareto sia veramente molto riduttivo e poco realista.

    Io personalmente penso che vivere girando il mondo sfruttando il potenziale e le opportunità offerte dal web per condividere con altri le nostre esperienze di vita e per sostenere economicamente questo stile di vita, non ha nulla a che fare con essere una persona mistica che non ha una mazza da fare, sonnacchia in riva al mare e pigia di tanto in tanto un tasto del computer.

    Tu sostieni che “Ci prendono per il culo, fare uno stile di vita del genere richiede grande determinazione e sacrificio.”

    C’è qualcuno delle fonti che hai citato nel tuo articolo, a parte Tim Ferris che sostiene il contrario?

    Grazie e scusa la mia intrusione.

  4. Luca says:

    Ciao Alberto, intanto mi viene subito in mente una cosa: be easy.
    L’articolo è ironico e la tua risposta mi sembra un po’ fuori le righe.
    Non capisco perché associare la vita da location indipendent con il libro di Tim Ferris sia “veramente molto riduttivo e poco realista”.
    Ad ogni modo siccome non mi spieghi perché non sono nemmeno interessato ad arrivarci da solo.
    Per quanto riguarda il fatto che ci prendono per il culo, mi riferivo alle foto.
    Digita location indipendent, guarda le prime foto che vengono fuori su google e trovi gente rilassata in riva al mare.
    Dì in giro che sei un location indipendent e la gente ti guarda con occhi luccicanti dicendo quanto sei fortunato a essere libero di fare ciò che vuoi. Che è ovviamente una visione un po’ troppo semplicistica.
    Se vuoi trasformare il tuo in un atteggiamento costruttivo, sarebbe molto interessante sentirti dire: luca ma che diavolo dici, la mia esperienza è completamente diversa dalla tua. Ecco quello che mi succede.
    “penso che vivere girando il mondo sfruttando il potenziale e le opportunità offerte dal web…” boh, mi sa tanto di spot. Fammi degli esempi di vita vera, perché altrimenti non capisco qual è il punto dove vuoi arrivare.
    Poi, se anche non dovessimo trovarci d’accordo su come viviamo il nostro modo di essere location indipendent, pace, questa è la mia personale esperienza, ognuno è libero di farsi la propria opinione.

  5. giuliano says:

    Ciao Luca!
    Ti ho trovato su ItaliansInFuga e mi sembra che il tuo progetto di location indipendent sia davvero interessante. Io vivo in Spagna da 6 anni e ho davanti la possibilità di diventare indipendente nel mio lavoro, così potrei essere più agile nel gestire la mia location (anche se ho famiglia, per cui non giirerò il mondo…). Goditela ovunque tu sia!!!

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