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Il garante della privacy vs Zuckerberg

social networkNeanche a farlo apposta, dopo aver parlato di Facebook e privacy, ecco una perla da parte del garante della protezione dei dati personali, forse in cerca di identità dopo le dichiarazioni di Zuckerberg.

Una fantastica guida all’uso dei social network che vi salverà la vita nell’uso di questi nuovissimi giocattoli chiamati “Faccialibro” e “il mio spazio“.
E così,  con il tipico modo di fare pacifico come nei famosi spot antipirateria, spara degli interrogativi davvero profondi.

A un ragazzo: sei sicuro che le foto e le informazioni che pubblichi ti piaceranno anche tra qualche anno?

A un genitore: hai mai chiesto a tuo figlio se è vittima di cyberbullismo? .

Insomma dubbi mica da niente.

E per finire un bel catalogo dei nuovi termini che potremmo non aver mai sentito.
Termini nuovi. Incomprensibili.
Tocca di nuovo tornare sui banchi di scuola.

Così dovremo imparare termini come uploadare, tag, nickname, privacy (ricordare cos’è non fa mai male) e addirittura l’incomprensibile “chattare”.

Zuckerberg, hai i giorni contati.

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La privacy è finita, anzi, non c’è mai stata

facebook privacySi ostinava a remare contro le voci che accusavano Facebook di violazione della privacy. Ma a un certo punto non ce l’ha fatta più.
Si sarà stancato, Mark Zuckerberg.
E invece di mollare tutto, invece di dire: “Avete vinto voi”, ha detto: “La causa per cui vi battete tanto, signori, non vale una cippalippa“.
Più o meno.
A me ‘sta cosa mi ha fatto subito pensare alle scuole medie.
Tempi in cui si parlava del mondo che stava cambiando, con una preoccupazione negli occhi dei “grandi” che non riuscivo a decifrare.
Ecco, è esattamente in quel momento che c’insegnarono il concetto di privacy.
Nessuno di noi a quell’età aveva mai avuto problemi del genere, eppure gli insegnanti ne parlavano con un’aria molto seria.
Non ci stavano insegnando semplicemente un concetto, ci trasmettevano la paura di perdere quel concetto.
Bene.
Passano 15 anni, in mezzo c’è la prima edizione del Grande Fratello, le telefonate dei politici, e poi per ultimo Facebook.
Un mondo che è sempre andato nella direzione opposta e tutti però a fare i moralisti: “Eh no, la privacy prima di tutto”.
Poi arriva un 25enne e con una affermazione apre un solco che continuerà ad allargarsi col tempo, e che prima o poi son sicuro diventerà realtà.
Così mi stupisco nel pensare che viviamo secondo regole che esistono solo perché qualcuno se l’è inventate prima, e che saranno rimpiazzate da altre che non saranno “migliori”, ma avranno la sola fortuna di nascere dopo.
E se oggi è toccato alla privacy, domani toccherà al concetto di lavoro, amicizia, amore.
Tutto è rimpiazzabile, e a questo punto spetta solo a noi decidere se subire il cambiamento, o essere i promotori di una parte, anche piccola.
E io, che per tanti anni ho pensato che per cambiare le cose servisse una rivoluzione: macché.
Il cambiamento nasce molto prima, e precisamente quando finisce l’abitudine di fare qualcosa.