L’arte di lasciare

Negli ultimi 7 anni ho cambiato città due volte, ho mollato 4 volte un lavoro da dipendente e come libero professionista ho cambiato circa 90 clienti.
Non credo che sia un curriculum di cui vantarsi, ma questo fa di me un vero professionista quando si tratta di lasciarsi alle spalle qualcosa, soprattutto se si tratta di rapporti lavorativi.
Ora: le situazioni che mi hanno portato a cambiare sono state sempre diverse.
Eppure ogni volta notavo che:
- L’ambiente di lavoro opprimente si trasformava in una festa durante le mie ultime settimane lavorative.
- In città spuntavano come funghi amici di vecchia data pronti ad onorare la mia vicina partenza.
- Nelle settimane successive alla mia partenza i clienti mi chiamavano risvegliandosi magicamente dal letargo.
Ho sempre cercato con pochi risultati di cambiare l’ambiente in cui vivevo. E con grande meraviglia i più grandi cambiamenti li ho visti poco prima, durante, o poco dopo la scelta di mollare tutto.
Tante volte mi sono detto: “cambio solo se“.
Solo se riesco ad avere una piccola rendita.
Solo se ho dei contatti nella città di arrivo.
Solo se ho un progetto sicuro in partenza.
Solo se quest’anno riesco a mettere da parte i soldi.
Solo se.
Solo se.
Solo se.
Quando dicevo “solo se”, ho atteso inutilmente.
Quando ho cambiato, ho ottenuto magicamente quello che volevo subito dopo aver cambiato, non prima.
Questo è successo sempre.
Non qualche volta.
Non spesso.
Sempre.
Non continuo con la morale.
Non voglio fare il guru della situazione. È un semplice resoconto statistico.
A questo punto mi interessa capire se ho avuto semplicemente culo, oppure anche a voi è capitata la stessa cosa.
Se è vera la seconda, allora per favore, ditelo.
Abbiamo tutti bisogno di avere il coraggio di lasciare.

>> Ti piace questo post? Aiutami a diffonderlo!
Nella stessa categoria

2 Comments on "L’arte di lasciare"

  1. Luca says:

    Ciao,
    ho appena finito di leggere il tuo articolo su YIM n°3 e mi sono veramente ritrovato in quel che dici.

    Poi, dal link a fine articolo finisco in quest’altro tuo pezzo e allora mi emoziono, veramente.

    Perche’?
    Perchè è proprio il percorso che sto facendo in questi mesi.
    A febbraio lascio un posto “sicuro”… tutti (tranne le persone più care) mi remano contro. “C’è la crisi, sei matto”. Io so che matto lo divento se resto anche solo un mese in più a fare quello che faccio ora.

    Stranamente però non sono spaventato.
    Non sarò forse un genio del web-development, ma sono sicuro che la via è quella giusta.
    E’ certamente migliore di questa, che mi impedisce, da troppo tempo, un sonnno di 8 ore di continuative.

    Ciao.
    Luca.

  2. Luca says:

    Ciao Luca,
    tieni duro e segui il tuo istinto. Di indeterminato non c’è quasi nulla nella vita. Un grosso in bocca al lupo!

Non andare via prima di lasciare un commento!