Il segreto di Londra

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Londra: un anno e mezzo che mancavi.

Non ti mancavano i zero gradi ad Aprile, la neve orizzontale, i due rubinetti acqua fredda acqua calda, il senso di disgusto al terzo panino, il treno per l’aeroporto a 28 sterline.

Non ti mancavano un mucchio di cose, ora che ci pensi.

Sopratutto non ti mancava il vento gelido che ti stacca il naso mentre aspetti il maledetto autobus; ma proprio in quel momento capisci cosa ti mancava: anzi, non è che ti mancava, è peggio, molto peggio, è il motivo per cui negli ultimi dieci anni ti sei alzato pronto a metterci l’anima e, diavolo, come avevi potuto dimenticarlo.

E certo sarebbe facile adesso dirti cos’è questa benedetta cosa, troppo, troppo facile; così anziché dirlo direttamente ti dico in cosa lo hai visto.

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Lo hai visto nella precisione della portinaia del seminario a cui sei stato, in quella del controllore sul treno, del barista, delle persone che aspettano l’autobus.

Una cosa così complicata da spiegare che forse non è quello, forse è solo difficile ammettere che tu, nella città più solitaria al mondo, non ti senti più solo, ma circondato da gente come te, che certo sarà più stronza e mangerà molto peggio, ma che crede in sé stessa, crede nelle regole, crede in quello che fa, e più in generale: crede.

Il contrario dei giochetti, delle furbate, delle minacce, dei raggiri, della disillusione; ma non è illusione, è realtà, è la cosa più vera e pratica che tu abbia mai conosciuto.

Eccolo, eccolo cos’è che ti mancava, dovevi andare fino a Londra per ritrovarlo, ecco perché eri venuto qui, per ricordarti.

Due anni in Italia e ti eri già dimenticato che il mondo è fatto di uomini che aspettano l’autobus, di notte, al freddo; e nel loro egoismo, nella loro inettitudine, nella loro ignoranza, costruiscono il futuro del mondo.

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14 Comments on "Il segreto di Londra"

  1. Lauryn says:

    I like it, tornato a Londra? hai fatto bene :)

  2. admin says:

    Sono andato per una settimana lo scorso mese.

  3. Mirko D'Isidoro says:

    Ciao Luca, sono finalmente riuscito a leggere il tuo ebook. Ho dovuto comprarmi un kindle per avere la possibilità di leggere di notte senza rompere le scatole a mia moglie che dorme accanto a me.

    Sono fresco di lettura, quindi ricordo bene la tua esperienza londinese.
    Se vuoi ci sentiamo via email, per lasciarti una mia recensione positiva sul libro, e magari riesco anche a scriverci un bel post/recensione su blographik.it.

    Che ne pensi? Ci sentiamo via email, e buon lavoro ;) .

  4. silvia says:

    Quando si vive fuori da casa propria, si riesce a focalizzare meglio casa propria. Viceversa, ogni paese altro in cui hai vissuto o vivi, ti sembra diverso visto da casa tua. Non è per forza londra, puo’ essere new york, rabat, pechino o città del messico…è la nostra testa e lo sguardo che diamo al mondo.

  5. Andre says:

    E pensare che ho iniziato a progettare la mia fuga verso Londra un anno e mezzo fa circa. E pensare che l’ho fatto anche leggendo i tuoi libri, i tuoi post, piu e piu volte. E pensare che lo facevo nei momenti di pausa della mia vita, tramite il mio smartphone, in fila in banca, in attesa di un autobus. E pensare che finalmente son riuscito a partire e mi trovo qui da 2 giorni. Proprio mentre tu riparli di Londra…

    • admin says:

      Ciao Andrea, vedi cosa ti combina la girandola degli spostamenti :)
      Io sono in Italia, ma a Londra passo spesso.
      in bocca al lupo per il grande passo e alla prossima!

  6. Mario says:

    Credere in noi stessi è grande cosa.
    Credere nelle regole del nostro sistema è fondamentale.
    Ma all’Italia chi crede più ormai? Vi sembra che qualcuno ai piani abbia presente che chi guida una nazione ha un compito che non è proprio come scartare una pacchetto di patatine?
    Ogni giorno che passa sono sempre più convinto che non è la crisi che alimenta i mala-comportamenti. Ma sono i mala-comportamenti che alimentano la crisi.
    Bravi a coloro che hanno avuto la forza di reagire. Compresi quelli che hanno avuto la forza di cambiare.
    Buona continuazione.

  7. Anna says:

    Che palle però Luca. Non prenderla sul personale, ma sai parlare solo di quanto fa schifo l’Italia e di quanto è figo tutto il resto il mondo.
    Che poi a Londra ci siamo stati un po’ tutti, e fidati, anche lì c’è ti vuole fregare, chi non aspetta altro che ti volti per mettertelo in quel posto, la mia amica Giulia aveva un normalissimo contratto a termine ed ora è senza lavoro perché non glielo hanno rinnovato, a Londra.
    Anche lì esistono i giochetti, le furbate, le minacce e i raggiri, e sapessi quanti!
    E ti dirò, anche nella tua tanto odiata Italia (che poi, che diavolo ci vivi a fare se ti sta tanto sulle balle?) c’è gente che si alza all’alba per prendere un autobus aspettando ore a ghiacciarsi le chiappe, anche qui c’è gente che ama fare per bene il proprio lavoro ed essere preciso, anche qui c’è chi sogna, e c’è addirittura chi quei sogni li realizza, pensa un po’.

    Sei mai stato nei bassifondi delle belle città che hai visitato? O le tue nobili terga si son poggiate solo nei quartieri alti, in compagnia esclusiva di startuppari figli di papà.
    No perché, da come descrivi il mondo c’è qualcosa che non quadra.

    Non ti sto criticando per questo singolo post, ci mancherebbe.
    Mi permetto solo di farti notare che tua ridondanza su determinati argomenti, e il tuo essere monotematico, ci ha un po’ rotto (anche se nessuno ha il coraggio di dirtelo, e le stesse persone che qui si svenano in complimenti, in altre sedi dicono ciò che ti ho sintetizzato in questo commento).
    Abbiamo ben capito il tuo punto di vista sull’argomento Italia/Estero. Ecco, se cambiassi repertorio ci saresti un po’ più simpatico.

    Buena vida,
    Annina

    • admin says:

      Ciao Annina, siamo in disaccordo su un mucchio di cose.
      Le “tue nobili terga” mi ha fatto sorridere, mi piace il termine e prendo nota. Ho origini umili, a Londra vivevo in quartieri pericolosi (Finsbury Park) e uscivo in quartieri malfamati (Brixton). Ma non mi pare il caso di ribattere su ogni cosa, ti rispondo invece su due punti su cui potremmo essere d’accordo.
      È vero che sono monotematico e che questo può rompere chi mi legge. Per cui chi si rompe può tranquillamente ignorarmi, non vado in cerca di complimenti né sinceri e ancor di più quelli finti, penso che chi mi conosce un minimo lo sa bene.
      L’altra cosa è che hai un punto di vista diverso dal mio, e che hai le palle per dirlo. Sono felice che ci siano persone come te, ma non chiedermi di cambiare.
      Solo questo.
      Il mio è un blog personale e scrivo, prima che per gli atri, per me stesso.

      Pace!
      Luca

      • Antonio says:

        Non mi pare che Brixton sia malfamato, anzi. Certo non è South Kensington. Ti ho appena scoperto e quello che hai scritto mi fa pensare. Magari inizierò a seguirti.

  8. piergiacomo says:

    ho conosciuto di persona Luca al digital festival di torino nella sua veste di relatore. Posso dire senza ombra di smentita che tutto è Luca tranne che uno da “tue nobili terga”… anzi.
    piergiacomo.

  9. Matt says:

    Su dieci persone che conosco nove non si trovano bene in Italia. Chi perche fa fatica a trovare un lavoro, chi perche non è soddisfatto della professionalità del proprio lavoro, chi perche sa che, per quel che fa in italia, altrove guadagnerebbe tante volte di piu.
    L’italia è un paese morto, sotto 9 punti di vista su 10. E la crisi di questi anni è solo l’inizio.

    Cara Annina, nessuno ce l’ha con chi si fa il mazzo (tanti, tantissimi per fortuna), anzi siete davvero delle belle persone ed avete la stima di chi è partito, è che questo dannato “sistema” è marcio fino all’osso per mille motivi.
    L’Inghilterra e Londra avranno ovviamente i loro nei, nessuna città è perfetta, ma qui 9 volte su 10 le cose o funzionano o si fa di tutto per farle funzionare. Intendo dire, si ha la voglia di farle funzionare, c’è un senso civico e una disciplina che fa parte del dna della gente. Noi abbiamo il dna marcio.

    Esiste una cosa che qui viene pagata tantissimo. Ed è quanto vali. Si chiama meritocrazia. E non è una filosofia di vita, è la realtà. Le cose raccontate da questo blog sono tutte vere, testate da me sul campo in terra londinese dopo 10 anni di vita romana, dove pur facendo esperienza guadagnavo un terzo di quello che ho qui, e in più qui faccio le cose in modo piu professionale, con persone serie che non vogliono fregarti, e soprattutto col sorriso sulle labbra.

    A me non stanca per niente chi racconta in maniera vera e realista le differenze fra l’Italia e qui. Non mi stanca chi ha realizzato i propri sogni con sacrificio e dimostrando quanto vale. Scusate se uso un francesismo, ma paragonare l’Italia con l’Inghilterra è come paragonare la merda con la cioccolata.

    Nel blog io leggo di avventure in un campo che è quello tecnico, informatico, il campo IT in tutti i suoi aspetti. Non altro, non quello culinario per esempio. In quel campo magari ci saranno tanti problemi, ma in questo campo io di problemi a Londra ne ho visti zero, e sottolineo zero, c’è solo l’imbarazzo della scelta, semplicemente perche c’è un terreno fertilissimo, dove le cose funzionano con la massima serietà, dove ti fanno sentire dio in terra se davvero sai fare bene il tuo lavoro, dove se perdi un lavoro (puo capitare se non lo fai bene, è una regola matematica) puoi rimetterti in gioco senza problemi perché c’è tanto altro, dove sei una risorsa INDISPENSABILE e ti pagano tantissimo ESCLUSIVAMENTE per questo motivo. In italia se lavori bene sei un bel cosciotto di pollo da spolpare fino all’osso. Un’azienda soltanto su 10 ti paga bene. Il resto è sofferenza, sacrifici, denti da stringere se hai una famiglia, incazzature perche non si lavora in modo professionale e potrei andare avanti fino alla noia.

    E avrei altre mille cose da dire, perche molte le ho vissute 10 anni sulla mia pelle in Italia e tante altre sono storie di chi mi stava vicino. I figli di papà in questo campo qui guadagnano tanto solo se sono bravi e hanno le palle, perché non gliene frega nulla a nessuno se sei figlio di papà. Le startup? E’ un concetto figo che in Italia è una moda, qui e ancor di piu a San Francisco è una delle realtà che fanno funzionare il mondo.

    Io sono scappato qui, nel Paradiso, perche la vita è una e non ho tanto tempo ne voglia di sacrificarmi per una paese che se ne sbatte le palle delle sue risorse.

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