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C’è sempre da imparare qualcosa

20 Jul

C’è sempre da imparare qualcosa

“… e tu che lavoro fai?”
“Poker.”
“Broker?”
“Poker.”
“Layer?”
“Poker.”
“Poker?”
“Esattamente.”
“Cioè… lavori nei casinò. Croupier, insomma.”
“No, no. Lavoro nei casinò ma per me stesso. Come freelance.”
“Come freelance?”
“Vado nei casinò a giocare a poker. Questo è il mio lavoro.”
“Ah, vai nei casinò a giocare. Ora capisco. Sei un giocatore di poker.”
“Sono un giocatore di poker.”
“Un giocatore di poker.”
“Sì, un giocatore di poker.”
“…”
“…”
“Beh, questo mica è un lavoro.”
“Perché no?”
“Perché no!”
“Perché no? sono 5 anni che vivo di questo.”

Ecco.
Messo sotto così da un ragazzo inglese.

Come baciare con passione

7 Jun

Come baciare con passione

No, non sono uscito fuori di testa.
Da un po’ di tempo riflettevo su quanto la globalizzazione fosse evidente a Londra, intesa come unico, grande flusso di valori, usi e costumi che investe tutte le persone in maniera indistinta.

Ti aspetti di trovare la città più originale del mondo, eppure qui qualunque cosa – cibo, zona di abitazione, pronuncia, macchina, musica – è tutto, solamente, semplicemente, una questione di moda.

Ma voi volete sapere che c’entra con la questione del bacio con passione, immagino.

Arriva.

In mezzo a questi dubbi sociologici pressoché inutili, arriva la visione di questo filmato (non chiedetemi come ci sono arrivato, me lo sono chiesto anch’io).
Va bene, non ha valore sociologico.
Ma è stato visto 3,171,126 volte.

E mentre ero lì che ridevo guardando questi due che insegnano non come baciare, ma come baciare con passione – sottile differenza ma di grande valore – non come guardare negli occhi ma come trasmettere amore, non come avere e ricevere piacere fisico ma anche intellettuale e spirituale, insomma roba mica da poco, ecco mentre ero lì  a un tratto ho pensato “Ma aspetta un attimo, questa cosa  l’ho già vista da qualche parte!”.

La stessa esitazione, gli stessi sguardi, il modo di baciare, il modo di mordersi le labbra, i tempi.
Tutto.
L’ho visto decine e decine di volte nei club (locali serali) di Londra, tra due persone appena conosciute, dopo almeno 5 pinte di birra.

Scoprire la globalizzazione anche nel modo di amare, pur solo far finta di amare.
Un’atteggiamento che è puro istinto, e trasformarlo nell’occasione più romantica della propria vista.

E che posso farci, mi ha colpito tanto ’sta cosa.

Ovviamente, per tutti quelli che vogliono sapere come baciare con passione (ai tempi della globalizzazione, aggiungerei), non resta che vedere il filmato.

Scoperte a Londra

28 Apr

Scoperte a Londra

Ho scoperto che l’organizzatore del meetup italiano qui a Londra, quello che dovrebbe ricreare un’atmosfera italiana, che dovrebbe accogliere gli italiani e farli sentire a casa, ecco, lui.
È inglese.
Allora io gli faccio, ridendo: “Forse perché gli italiani sono troppo pigri per organizzare qualcosa”.
E lui, ridendo “Ah, ah, sì, esatto”.
Secondo voi, chi ha preso per il culo chi? me lo chiedo ancora.

Ho scoperto che qui hanno la fissazione per il cibo fresh, cioè cibo sano, non fritto, qualcosa che non ti fa star male come la maggior parte dei fritti comprati per la strada.
Così ogni volta che tiro fuori qualcosa da mangiare nei picnic sono tutti entusiasmati nel vedere una fresh insalata e un fresh panino con prosciutto e formaggio, una fresh tartina con hemmental, persino un muffin comprato al tesco diventa fresh perché non l’ho comprato al primo fast-food di passaggio ma l’ho saggiamente portato da casa, come se questo processo lo trasformasse in qualcosa di “più sano”.

Ho scoperto che qui il capo è tipicamente l’animatore del gruppo, colui che ha il compito di portare allegria e di formare un team armonioso. Se non lo fa, rischia pensanti lamentele da parte dei dipendenti o pressioni dal management.
Perché un dipendente contento è un lavoratore più produttivo.
Insomma come in Italia.

Ho scoperto che parte di ciò che noi chiamiamo ipocrisia qui viene intesa come politeness, buona maniera, etichetta.
Quindi per politeness la gente tende a dire sorry anche quando non è colpa sua, sembra entusiasta quando in realtà è annoiata, esprime giudizi positivi per una cosa su cui non ha interesse, ti sorride anche se ce l’ha con te, dice di volerti rivedere anche se spera di non essere mai contattata, dice “Non pensi sia meglio fare così?” e intende “Ti rendi conto della grande cazzata che hai fatto?”.
Una banda di matti.

5 funghi al giorno e scoppi di salute

26 Mar

5 funghi al giorno e scoppi di salute

Mentre medito su un post sull’alimentazione, mi viene una domanda: secondo gli inglesi 250 grammi di funghi (a solo 1 pound, wow!) dovrebbero bastarmi per cinque giorni?
Per contorno faccio due cheeseburger?

Un barcamp tutto esaurito

13 Mar

Un barcamp tutto esaurito

Due brutte notizie in un colpo solo.

La prima: il barcamp a cui volevo andare era a pagamento.
E già un barcamp, che di per sè è una cosa un po’ hippy. A pagamento.
Vabbè.
Ma scoprire che era pure soldout.

La fase di negazione è durata circa  20 minuti di navigazione sfrenata alla ricerca di un biglietto che doveva pur esserci da qualche parte.
Poi è seguita la fase di rassegnazione.
St’inglesi. Cose così.

Poi però l’illuminazione: adesso che ci penso questa cosa potrebbe essere legata alla storia del lavandino inglese, ed è lì che ho cominciato ad apprezzare la mente imprenditoriale di questo popolo.

Ma facciamo un passo indietro, altrimenti non ci capiamo più niente.

Ovunque ti giri, che tu sia bambino o anziano, hai da fare delle scelte, generalmente in poco tempo e che hanno delle grosse ripercussioni nel futuro.
Ti alzi, lavandino: acqua bollente o gelida? certo, potresti anche prendere una bacinella, ammesso che ci entri, ma non hai voglia di farlo tutte le mattine. E quindi: acqua bollente o gelida? è una scelta, stupida, ma che condizionerà i primi 5 minuti mattutini, risveglio con o senza ghiaccio, spetta solo a te.
Esci e prendi il bus: entri e paghi 1 sterlina. Hai dimenticato di ricaricare la Oyster? non c’è problema, 2 sterline. Hai sbagliato fermata? non c’è problema, risali sull’autobus, 1 sterlina.
Prendi la metro, paghi quando la usi o soltanto 30 sterline a settimana?

È tutto possibile, l’importante è decidere, sapendo che ogni svista o cambiamento di idea, qui la paghi, in termini di tempo e di denaro.

Vuoi partecipare a una non-conferenza non-organizzata altrimenti detta barcamp? Non c’è problema, basta che paghi, e pure molto in anticipo, altrimenti ti fregano il posto.

Allora ecco che tutto torna.

La scelta dell’acqua la mattina, l’autobus, la metro, il barcamp: qui la gente è allenata a prendere quotidianamente decisioni.
Se non si adegua, probabilmente perderà molti soldi o molto tempo. Ed ecco perché va a finire che noi li giudichiamo rigidi, e loro ci trovano poco disciplinati.

Ecco perché in loro nasce uno spirito individualista e imprenditoriale che a quasi tutti i giovani italiani manca.
Ed ecco com’è che non sono più andato a ’sto barcamp, mannaggia li pescetti.

Il primo evento di networking a Londra

9 Mar

Il primo evento di networking a Londra

Tra i lavori che mi arrivano dall’Italia, tra la ricerca di una stanza considerata di gran lusso qui a Londra (che non sia ricavata da una falegnameria, che abbia una finestra, che abbia un armadio dove mettere la roba, che la porta non sbatti contro quella del vicino… cose così), sono anche riuscito ad andare ad un evento di networking, il Social Media Monday.
Che uno ad un evento di social media si aspetta di trovare gente appassionata del web dalle più svariate professioni.
Almeno io pensavo così.
Ingenuo.
Mentre in Italia questa professione è inesistente, mi ritrovo in mezzo a un dibattito degno di un Ballarò su Raitre, con gente appassionata e infervorata, ma che composta alza la manina prima di dire la sua.
Uno alza la mano, aspetta un po’, poi quando è il suo turno dice “Ehi, dov’è il ragazzo dietro al bancone, voglio una birra”.
Gli altri ridono, e mi viene in mente quando il mio compagno di volo durante il viaggio Roma-Londra mi aveva parlato degli inglesi e della loro insuperabile ironia che li contraddistingue.
Un malloppone di 1 ora e mezza sul perché linkedin, perché facebook, perché twitter, poi un cheesburger, e poi di nuovo quando linkedin, quando facebook, quando twitter, tra quarant’enni attempati che fanno questo nella vita: i social media marketer.
E poi un italiano che entra, mi saluta, e nel momento stesso in cui lo fa capisco subito che è italiano, perché non noti l’inespressività degli inglesi finché non gli metti accanto un italiano.
E quindi ci salutiamo, ci stringiamo la mano, facciamo a gara a chi pronuncia meglio “naistomiitiu”, viene invitato a sedersi accanto a me e insieme pensiamo: “cazzo, un italiano”.