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Meetups in London

30 Aug

Meetups in London

Meetup.com is an online community that connect people by some specific interest.

Do you like fishing, sewing, video games, walks in the park, chocolate ice cream? For all of this (almost) there is a meetup event right for you, where you can find people with your tastes, passions, obsessions and disorders.

Surprise surprise, London is the first city in the world in terms of number of meetup group.

How come? That’s simple: huge city, coming and going people every day, crisis of values such as family and friendship, loneliness.

Easy.

So loneliness generates meetups, but you know? Meetups generate loneliness.

This is why in most Meetups (“most”, not all of them) people are not friends, but “meetup friends“. So they prefere to meet each other mainly inside a comfortable, secure meetup event.
Only this way they are allowed to swap from a conversation partner to another one every time the conversation is getting a little bit complicated: too personal, too slow, too insignificant.

In this kind of speed meeting event your life starts stinking after 5 minutes you’ve introduced yourself. After 10 minutes  the guy in front of you is probably thinking about what excuse he can tell to skip that old conversation and to know a new, fresh story.

Yet there is something positive, and it is the euphoria that almost all participants have, it’s thinking and studying how to communicate, how to introduce yourself, it’s a challenge in how you can get a “Yes, we’ll meet again”, it’s a rush-summary of ten or hundred life stories in a couple of hours, it’s the equality and the difference between you and a Chinese guy who might accidentally choosed the same city, the same event, the same evening.

Nothing more grotesque, and nothing more fascinating at the same time.

A human television: infinite faces, infinite stories.

Then you go home, satisfied about all the new stories you’ve known, all the new people you’ve met.
You probabily go back any time you’ll confuse your freedom with loneliness.

Don’t worry: a lot of meetup friends are always waiting for you.

Change the world, change yourself

19 Aug

Change the world, change yourself

Where are you.

Aspiring entrepreneurs, creatives who have a dream and courage to spare.
Not just business man, not who wants just to sell his useless products. I’ve met too many of them.

Where are you.

Please give me confirmation that you exist, that I didn’t create you in my mind.
Those with passion, who see the future, dissatisfied with the present.

There will be someone really unsatisfied, uh?

When I went to my school I used to find even too many of you. But now, now is different.

The desire to change the world was replaced by that of a house, car, wedding, salary, iPhone, computer, Sky, Mach3. We rent our brain for 8 hours a day, in order to reach our difficult but much more concrete desire. So changing the world remains confined to a desire when you were young, adolescents and immature.

For over than a year I’ve been stopped writing stories.
This scares me.
It means that I’ll soon begin to desire something. A Wii? An Ipad?
Sorry, i can’t stop thinking. Not now.
I won’t rent my brain to anybody.
I’ll try to re-write & re-think my blog in english. I can’t speak a perfect english. I don’t know many people in England.
I don’t care.
After 5 month of a London experience, I’m even more angry. Even more hungry.
Of life.

C’è sempre da imparare qualcosa

20 Jul

C’è sempre da imparare qualcosa

“… e tu che lavoro fai?”
“Poker.”
“Broker?”
“Poker.”
“Layer?”
“Poker.”
“Poker?”
“Esattamente.”
“Cioè… lavori nei casinò. Croupier, insomma.”
“No, no. Lavoro nei casinò ma per me stesso. Come freelance.”
“Come freelance?”
“Vado nei casinò a giocare a poker. Questo è il mio lavoro.”
“Ah, vai nei casinò a giocare. Ora capisco. Sei un giocatore di poker.”
“Sono un giocatore di poker.”
“Un giocatore di poker.”
“Sì, un giocatore di poker.”
“…”
“…”
“Beh, questo mica è un lavoro.”
“Perché no?”
“Perché no!”
“Perché no? sono 5 anni che vivo di questo.”

Ecco.
Messo sotto così da un ragazzo inglese.

Parliamo di soldi

5 Jul

Parliamo di soldi

Quando parlo degli stipendi di Londra agli amici italiani la tipica considerazione è: “Vabbè, ma lì si spende molto di più″.
Non ci sono sorprese: la risposta breve è “Sì, è vero”.
La risposta lunga è “parliamo di soldi“.

Spiego.

Web e finanza sono i due settori più importanti di Londra.
La paga oraria di un web designer freelance senior appena arrivato in città, con 4 anni di esperienza, un’inglese intermedio e nessun contatto, insomma quello che ero io 4 mesi fa, è in media 30 sterline l’ora.
Significa 240 sterline al giorno, 4800 sterline circa in un mese.
Parliamo di progetti, mai di contratti.
Parliamo di quello che qui chiamano opportunità, occasioni, intraprendenza, crescita professionale e che in Italia viene comunemente chiamato precariato.

Ma non approfondiamo sul precariato che altrimenti mi agito.

Mi costringo a parlare di soldi invece, ma non solo in termini quantitativi.

Perché se fosse per quello, Milano da sola dovrebbe bastare a risolvere la crisi che sta vivendo l’Italia, visto che i suoi stipendi sono all’altezza di Londra.

Parliamo di soldi e di come questi cambiano la cultura di una città.
La facilità con cui qui si trova lavoro, si contatta, si collabora, è nettamente superiore all’Italia, dove trovi gente più appassionata ma incapace di condividere un progetto, proprio a causa di questa passione che ci fossilizza sulle nostre posizioni e visioni, sulla ricerca del potere personale anziché quello aziendale, sociale, nazionale.

Siamo dei tanti Berlusconi, e ce l’abbiamo con lui solo perché non abbiamo ancora preso il suo posto.

Qui il business non ha nulla a che vedere con la passione.
Col business ci si fa i soldi.
Con i soldi spendi l’impossibile, ma così come escono, magicamente, dall’altra parte entrano.
Qui si lavora, non si parla mai di crisi, e chi lavora bene viene visto come una risorsa preziosissima da strapagare, non lo schiavo da sottomettere.
E questa abitudine a spendere porta le persone a essere più consapevoli di sé stessi, dei propri bisogni, dei propri investimenti.
Insomma un universo così complesso ed evoluto che impiegherà anni, forse decenni per essere compreso dall’Italia.
Dove ancora si combatte per 1000 euro al mese e si fa del politico di turno il capro espiatorio di tutte le nostre colpe.
Amen.

Inspired by:
- 10 giorni italiani tra Palermo e Roma
- 3 anni di ricerca di partner lavorativi a Roma
- tanti articoli come questo
- il disinteresse verso la politica italiana
- la parola “precariato”

Wordcamp a Catania VS resto del mondo

18 Jun

Wordcamp a Catania VS resto del mondo
wordcamp catania

wordcamp catania

Non ero mai stato a dei barcamp in Sicilia fino ad ora.
Queste sono le mie impressioni sugli eventi di networking a Catania ma non solo, un po’ provocatorie, spero non se la prenda nessuno :)


A Londra:

- agli eventi viene troppa gente anche quando sono a pagamento, quindi è meglio organizzare eventi di nicchia (ad esempio solo social media marketer, solo blogger, solo web designer)

- c’è poca passione, solo un’attenzione rivolta a sé stessi e al proprio progetto. Il networking è finalizzato esclusivamente alla consegna del proprio biglietto da visita, una volta consegnato (in genere non più di 5 minuti) si passa a un’altra persona

- Puoi trovare gente dai 20 ai 60 anni, da qualsiasi parte del mondo

- La maggior parte dei partecipanti ha già avviato l’idea o è un imprenditore seriale o aspetta il prossimo round di investimenti.

- i soldi da spendere sui progetti vanno da 100 a 200.000 sterline, dipende chi ti trovi davanti.

A Roma:
- C’è molta passione, tante startup, tanto networking, tanto interesse nei confronti di tutti. Ci si dice “Daje tutti”, si torna a casa contenti e ci si ripromette di cominciare la collaborazione non questa, la prossima settimana magari, che per adesso il capo mi fa fare dei turni massacranti

- l’età dei partecipanti è intorno ai 30 anni

- i soldi da spendere sui progetti sono meno di mille euro, anzi, per cominciare meglio fare tutto in proprio e nel giro di 5 anni saremo fichissimi

A Catania:
- Presentarsi a gente nuova, collezionare biglietti da visita e collaborare anziché farsi una spietata concorrenza è ancora una cosa di cui sfugge un po’ il senso.

- Tra tanta gente trovi alcune idee geniali che solo un mix di povertà, creatività, frustrazione e pigrizia può generare

-  Spopolano le web agency anziché le startup. Ci si chiede ancora come fare a entrare in contatto con gli abitanti di Milano, città dove, si dice, le persone sono così sprovvedute da pagarti un sacco di soldi per farti lavorare, e addirittura ci pagano sopra anche le tasse.

- Una volta superata la prima diffidenza, potrebbero raccontarti tutti i segreti lavorativi in 10 minuti

- Dei soldi da spendere sui progetti, in genere, non si arriva nemmeno a pensarci. È già tanto avere dei progetti commissionati.

In generale, mi accorgo che desideri, ambizioni e intraprendenza sono direttamente proporzionali alla ricchezza della città, ma anche alla propensione a spenderli, ’sti dannati soldi, anziché conservarli chissà per quale futuro lontanissimo.
E noi italiani siamo un po’ così.
Facciamo soldi risparmiando e pagando a trenta giorni.

Inspired by:
I meetup a Londra;
4 anni di duro lavoro a Roma;
Il Barcamp a Catania 2010.

Come baciare con passione

7 Jun

Come baciare con passione

No, non sono uscito fuori di testa.
Da un po’ di tempo riflettevo su quanto la globalizzazione fosse evidente a Londra, intesa come unico, grande flusso di valori, usi e costumi che investe tutte le persone in maniera indistinta.

Ti aspetti di trovare la città più originale del mondo, eppure qui qualunque cosa – cibo, zona di abitazione, pronuncia, macchina, musica – è tutto, solamente, semplicemente, una questione di moda.

Ma voi volete sapere che c’entra con la questione del bacio con passione, immagino.

Arriva.

In mezzo a questi dubbi sociologici pressoché inutili, arriva la visione di questo filmato (non chiedetemi come ci sono arrivato, me lo sono chiesto anch’io).
Va bene, non ha valore sociologico.
Ma è stato visto 3,171,126 volte.

E mentre ero lì che ridevo guardando questi due che insegnano non come baciare, ma come baciare con passione – sottile differenza ma di grande valore – non come guardare negli occhi ma come trasmettere amore, non come avere e ricevere piacere fisico ma anche intellettuale e spirituale, insomma roba mica da poco, ecco mentre ero lì  a un tratto ho pensato “Ma aspetta un attimo, questa cosa  l’ho già vista da qualche parte!”.

La stessa esitazione, gli stessi sguardi, il modo di baciare, il modo di mordersi le labbra, i tempi.
Tutto.
L’ho visto decine e decine di volte nei club (locali serali) di Londra, tra due persone appena conosciute, dopo almeno 5 pinte di birra.

Scoprire la globalizzazione anche nel modo di amare, pur solo far finta di amare.
Un’atteggiamento che è puro istinto, e trasformarlo nell’occasione più romantica della propria vista.

E che posso farci, mi ha colpito tanto ’sta cosa.

Ovviamente, per tutti quelli che vogliono sapere come baciare con passione (ai tempi della globalizzazione, aggiungerei), non resta che vedere il filmato.

Ho bisogno dei vostri sogni

23 May

Ho bisogno dei vostri sogni

Negli ultimi 4 anni ho investito circa 7000 euro in progetti web personali.
Ho lavorato su un sito di jam session, di concorsi letterari, di opinioni, di corsi e seminari e di eventi.
Contati male, avrò recuperato circa metà dei soldi. Spero.
Ma più importante è stata l’esperienza che mi hanno dato questi progetti, che pochi seminari o anni di lavoro avrebbero potuto darmi.
E di queste cose ne parlo con le persone che condividono le mie giornate lavorative, come i ragazzi di FigmentaJay Li.
Così la mia conoscenza diventa merce di scambio.
Chi mi sta accanto impara ed è più predisposto ad accettare il mio prossimo preventivo, ad esempio.
Ma ciò che è più importante è che l’esperienza che racconto passa di bocca in bocca e attraversa tutta l’Inghilterra, tutta l’Italia. Arriva sottoforma di post, twittate, commenti, aggiornamenti di stato, chiacchierate davanti a un cheesburger.
Ma arriva.

Ho investito su temi e progetti che mi interessavano soprattutto a livello personale.
Ma il problema è che ho cominciato tardi: quello che sto facendo adesso lo fanno già i diciottenni americani nel mio settore. Non ho risorse illimitate di denaro. Quindi sbaglierò e imparerò con il ritmo delle mie disponibilità di soldi e tempo.
Non mi basta.
Ho bisogno dei vostri errori.
Della vostra esperienza.
Ho bisogno che cominciate a credere in quello che fate.
Ho bisogno del vostro sogno nel cassetto.
Delle notte insonni.
Del vostro tempo.
Dei vostri soldi.
Ho bisogno di ridere alle vostre spalle per una lezione che avete pagato cara.
Ho bisogno di non fare i vostri stessi errori.
Ho bisogno che cominciate a vivere per le vostre passioni, investire, sbagliare, condividere. Io prometto che farò altrettanto.
Ci vediamo all’arrivo.

Un po’ fricchettone come post, ma ci voleva.

Post ispired by:
Giulio Cora’
Master in Move to entreprise 2.0

Vivere di rendita

15 May

Vivere di rendita

I clienti ti danno lavoro.
Il lavoro ti fa pagare le spese.
Il buon lavoro crea clienti soddisfatti.
Che parlano di te.
E così trovi nuovi clienti.
Sembra poesia.
Eppure da un po’ di tempo è nato un tarlo.
Aspetta un minuto, ti dice, il tarlo.
Finché avrai bisogno di mangiare, avrai bisogno di nuovi clienti.
Finché spenderai energie, notti e talento sui progetti degli altri cosa ti rimarrà in mano? Al massimo un ottimo portfolio da mostrare a nuovi clienti.
Smettila di lavorare per il business, dice. Fai business, dice.
Simpatico, il tarlo.
Ci sono 4 figure lavorative: il dipendente, il freelance, l’imprenditore e chi vive di rendita.
Anche vivere di rendita è un mestiere, intendo quando la costruisci, non quando ce l’hai in partenza.
Costruirsi una rendita significa lavorare duramente per un periodo di tempo ma dopo, dopo, diventerai incorruttibile. Nessun’offerta potrà mai valere una porzione del tuo tempo.
E così comincerai a lavorare solo per passione.
Lavora per passione Robin Good, ad esempio. O almeno, così fa credere.
Non conosco i lati negativi di questa storia, ma di certo è molto, molto interessante, e gli ostacoli per intraprendere una strada del genere sono quasi tutti culturali.
Ci hanno sempre insegnato che il lavoro è fatica, e che bisogna faticare per guadagnare.
E che se guadagni senza faticare allora stai giocando sporco.
Non è più così, dice il tarlo.
Lavorare non è un bel mestiere, dice.
Fa pure lo spiritoso, lui, il tarlo.

Per saperne di più ecco un paio di post da cui ho preso ispirazione:

- Un bel blog americano
- E l’immancabile Robin Good

Scoperte a Londra

28 Apr

Scoperte a Londra

Ho scoperto che l’organizzatore del meetup italiano qui a Londra, quello che dovrebbe ricreare un’atmosfera italiana, che dovrebbe accogliere gli italiani e farli sentire a casa, ecco, lui.
È inglese.
Allora io gli faccio, ridendo: “Forse perché gli italiani sono troppo pigri per organizzare qualcosa”.
E lui, ridendo “Ah, ah, sì, esatto”.
Secondo voi, chi ha preso per il culo chi? me lo chiedo ancora.

Ho scoperto che qui hanno la fissazione per il cibo fresh, cioè cibo sano, non fritto, qualcosa che non ti fa star male come la maggior parte dei fritti comprati per la strada.
Così ogni volta che tiro fuori qualcosa da mangiare nei picnic sono tutti entusiasmati nel vedere una fresh insalata e un fresh panino con prosciutto e formaggio, una fresh tartina con hemmental, persino un muffin comprato al tesco diventa fresh perché non l’ho comprato al primo fast-food di passaggio ma l’ho saggiamente portato da casa, come se questo processo lo trasformasse in qualcosa di “più sano”.

Ho scoperto che qui il capo è tipicamente l’animatore del gruppo, colui che ha il compito di portare allegria e di formare un team armonioso. Se non lo fa, rischia pensanti lamentele da parte dei dipendenti o pressioni dal management.
Perché un dipendente contento è un lavoratore più produttivo.
Insomma come in Italia.

Ho scoperto che parte di ciò che noi chiamiamo ipocrisia qui viene intesa come politeness, buona maniera, etichetta.
Quindi per politeness la gente tende a dire sorry anche quando non è colpa sua, sembra entusiasta quando in realtà è annoiata, esprime giudizi positivi per una cosa su cui non ha interesse, ti sorride anche se ce l’ha con te, dice di volerti rivedere anche se spera di non essere mai contattata, dice “Non pensi sia meglio fare così?” e intende “Ti rendi conto della grande cazzata che hai fatto?”.
Una banda di matti.

Quando è il momento di tornare bambini

19 Apr

Quando è il momento di tornare bambini

Su segnalazione di Stefano Bernardi vi invito a seguire il monologo su come trasmettere ai bambini una mentalità imprenditoriale.
E se andate di fretta non perdetevi la presentazione finale qui http://www.youtube.com/watch?v=dCar_sFfEf4#t=19m12s.

Un intervento un po’ sognatore, ma meglio di un vagone di Redbull.

Si nasce imprenditori, e poi si studia per essere dei bravi dipendenti.

È il momento di tornare bambini.